Alla luce di quanto finora descritto, il counselor possiamo definirlo come un “esperto di
comunicazione e relazione in grado di facilitare il percorso di autoconsapevolezza
dell’interlocutore”15 attraverso una serie di colloqui di comprensione-chiarificazione, senza alcun
tipo di intervento interpretativo o propositivo da parte del counselor stesso. Il colloquio è una
comunicazione che si basa soprattutto sulla comprensione riguardo il problema del cliente, che nel
corso del colloquio lo aiuta a mobilitare le sue energie a chiarire i pensieri e a mettere in pratica le
risorse individuali.
L
’errore in cui spesso si cade durante un colloquio è il pensare a cosa rispondere ancor prima che
l’interlocutore abbia terminato di esporre il suo problema, o, peggio ancora, anticipare noi stessi la
fine del discorso. Così si finisce per interpretare o comunque confondere il pensiero dell’altro, o
addirittura per inibire l’altro, senza riuscire a comprendere fino in fondo la situazione. Per questo
motivo è di fondamentale importanza essere centrati su se stessi e sul cliente; un’efficace
centratura sull’altro ci aiuta a comprendere ciò che ci sta dicendo con le parole, con il tono della
voce e con il corpo; quindi cercare di andare al di là del significato razionale delle parole e tentare
di capire cosa realmente sta provando l’altro. La decodifica della comunicazione non verbale ci
aiuta a far emergere sentimenti di cui il soggetto non ha consapevolezza. Per questo motivo il
counselor dovrebbe sforzarsi di rimanere neutrale nei confronti del cliente; atteggiamenti valutativi,
interpretativi, consolatori o eventuali consigli risolutivi non aiutano il soggetto alla libera espressione
del problema. Accettare l’atro senza giudicarlo e rispettare la sua alterità ed unicità sono
condizioni dalle quali il colloquio di counseling non può prescindere. A tale proposito la tecnica
della riformulazione è alla base di un buon colloquio di counseling poiché consiste nel “ri-dire e ri-
offrire al soggetto la sua comunicazione”16 con le sue stesse parole o riformulando il problema con
parole proprie in maniera più chiara e sintetica. La riformulazione rappresenta il modo migliore per
dimostrare al cliente di avere compreso il suo problema; attraverso domande non inquisitorie o
chiuse, invitiamo l’individuo ad aprirsi completamente e trovarsi nella situazione migliore per
affrontare il suo problema.
Il soggetto reagisce così positivamente alla riformulazione poiché inizialmente ha una sensazione
di sollievo per via della condivisione del problema; in secondo luogo il riascoltare il proprio problema
diversamente esposto, permette al soggetto di chiarirsi via le idee, e di trovare dentro di sé la
risposta e la soluzione al problema. Questo tipo di approccio di accettazione incondizionata,
genera nell’altro un sentimento di rilassatezza e di conseguente fiducia verso il counselor il che
favorisce la spontanea e libera espressione del problema; l’ascolto attivo e la tecnica della
riformulazione se ben praticati, esprimono desiderio autentico di aiuto, di voler realmente entrare
nei panni dell’altro per capire il suo stato emotivo.