1.1.4 Le fasi del colloquio di counseling

Nel primo incontro di un colloquio di counseling, occorre tener presente che ci troviamo di fronte ad un individuo che può essere inizialmente impaurito, scettico nei confronti del counseling, o che semplicemente si pone in uno stato di difesa nei confronti del prossimo in genere. Quindi il primo approccio deve essere caloroso, accogliente, per far sentire il più possibile la persona a suo agio.
La prima fase del colloquio di counseling è molto importante, poiché è da questo momento che si instaura il clima di fiducia che aiuterà via l’individuo ad esporre il suo problema. Lo scopo di questa prima fase è quello di chiarire o definire il problema. Il cliente in questa fase, non ha chiaro il suo problema, motivo per cui approda sempre alle solite soluzioni insoddisfacenti sempre con le stesse convinzioni, non riuscendo talvolta ad esplicare in maniera comprensibile i suoi pensieri.
In questa fase, il counselor, faciliterà l’espressione del cliente limitando il suo lavoro alla sola comprensione del problema. La comprensione e la comunicazione di ciò che si è capito attraverso la pratica dell’ascolto attivo e domande ed espressioni riformulatorie aiutano la persona ad aprirsi; talvolta alcuni clienti non progrediscono finché non sentono di essere veramente compresi.
La comprensione implica la sospensione di ogni nostro giudizio al fine di poter veramente entrare nell’altro; capire così come realmente lui ha vissuto la sua esperienza, senza aggiungere nulla di noi e del nostro bagaglio esperenziale.
A volte il semplice ascolto attivo della prima fase del colloquio è sufficiente a chiarire i dubbi o le perplessità del cliente; ma spesso non basta. Lo scopo principale della seconda fase del colloquio è quello di “ottenere un cambiamento del modo di pensare”17;  attraverso stimoli possiamo aiutare il cliente ad abbandonare delle convinzioni per lui apparentemente giuste e fare in modo che revisioni il suo modo di affrontare il problema. L’intento quindi, è far vedere al cliente il problema da una prospettiva diversa e più soddisfacente.
Terminata la seconda fase, il cliente dovrebbe aver chiaro in mente l’obiettivo che vuole perseguire.
A questo punto, il soggetto, avendo raggiunto uno stato di tranquillità, può decidere di continuare da solo il suo viaggio verso la meta prefissata o continuare il suo lavoro con il counselor.
Durante la terza fase del colloquio, il counselor aiuta il cliente a gestire il suo problema; il lavoro consiste nel “reperimento e nella mobilitazione di risorse volte alla soluzione del problema, sviluppando opzioni valide e mettendole in pratica”.18
In questa fase il compito del counselor è quello di spronare e sostenere nel momento della scelta e verificare che sia il più possibile congrua; aiuterà quindi la persona a valutare ed elaborare idee e soluzioni volte al raggiungimento del suo obiettivo, verificando con lui la fattibilità delle sue ipotesi.